Mobbing cos’è?

Si sente spesso parlare di “mobbing”, un fenomeno che purtroppo sta diventando sempre più dilagante anche in Italia, dove si registrano più di 1 milione e mezzo di vittime, vittime che salgono a ben 5 milioni se si tengono in considerazione anche le famiglie dei diretti interessati. Ma cos’è esattamente il mobbing? È una pratica legata per lo più all’ambito lavorativo e che, alla fine degli anni ottanta del XX secolo, è stata definita dallo psicologo svedese Heinz Leymann come “una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo, progressivamente spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e/o di difesa”. In parole povere, il mobbing (che dall’inglese può essere tradotto con i termini “molestia” o “angheria”) è un insieme di comportamenti violenti perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso.

Mobbing: da dove nasce il termine?

Il termine mobbing è stato usato per la prima volta durante gli anni Settanta dall’etologo Konrad Lorenz, il quale ha cercato di descrivere con tale termine un particolare comportamento aggressivo tra individui della stessa specie, con l’obbiettivo di escludere un membro del gruppo. E non è un caso che il verbo “to mob” in inglese voglia appunto indicare na “folla grande e disordinata”, in particolar modo una folla “dedita al vandalismo e alle sommosse”, mentre nell’ambito dell’ornitologia, con “mobbing” si intende il comportamento di gruppi di uccelli di piccola taglia nell’atto di respingere un rapace loro predatore. Il termine mobbing è oggi sempre più diffuso e questo sgradevole fenomeno può avere delle gravi ripercussioni a livello lavorativo ma anche sociale sulla vittima.

Attraverso azioni quali emarginazione, angherie, demansionamento lavorativo, insulti, aggressioni fisiche e verbali, umiliazioni, perpetrati nei confronti delle vittime di mobbing, queste potrebbero inoltre rischiare di subire dei danni anche esistenziali e psicologici: la patologia psichiatrica che viene più frequentemente associata al mobbing è infatti il disturbo dell’adattamento, che si compone di una variegata sintomatologia ansioso-depressiva come reazione all’evento stressogeno. Ma il mobbing non è detto che avvenga solamente in ambito lavorativo; l’infelice pratica può anche essere associata a quello che viene comunemente definito “bullismo” nelle scuole, tra gli studenti, o nei circoli sportivi, nei gruppi di ragazzi e nelle associazioni.

Mobbing: le diverse tipologie

Esistono diversi tipi di mobbing: c’è il mobbing gerarchico, il mobbing dal basso (o down-up), il mobbing strategico (detto anche “bossing”) e il mobbing orizzontale. Vediamo quali sono le loro caratteristiche:

  • Nel mobbing gerarchico, il mobbing viene effettuato da una persona che, in ambito lavorativo, riveste un ruolo superiore rispetto alla vittima; in questo caso il “mobber” può essere un capufficio, un capo reparto, un dirigente d’azienda che abusa del suo potere, recando danni morali e psicologica alla vittima;
  • Nel mobbing dal basso, accade esattamente il contrario: in questo caso è il mobber a ricoprire una posizione inferiore rispetto alla vittima, la cui autorità viene messa in discussione con aggressioni verbali e/o fisiche;
  • Il bossing, o mobbing strategico, è un tipo di mobbing che avviene di frequente nelle aziende che, dopo aver subito fusioni o cambiamenti di altro genere, hanno un esubero di dipendenti difficili da licenziare: in questo caso, il mobbing diviene il modo per costringere alle dimissioni un particolare dipendente e la pratica può essere effettuata sia dal dirigente stesso che dai colleghi della vittima;
  • Nel mobbing orizzontale invece sono i colleghi stessi della vittima a esercitare violenza psicologica sul lavoratore che non si è ben integrato nel gruppo per motivi che possono essere razziali, religiosi o semplicemente perché mal visto dal resto dei dipendenti.

Mobbing: dove avviene?

Ma, oltre che nelle scuole e negli ambienti di lavoro, il mobbing può anche essere familiare: infatti, secondo gli studi effettuati dall’Osservatorio Permanente Interassociativo sulla Famiglia e Minori dell’Istituto degli Studi Giuridici Superiori e dall’Osservatorio della Federazione Nazionale per la Bigenitorialità, quando in una famiglia la relazione tra i due coniugi è molto conflittuale, avviene un tipo di mobbing detto “mobbing genitoriale”. In questo caso, il mobbing viene messo in atto da parte del genitore affidatario nei confronti di quello non affidatario, con lo scopo di escluderlo dall’esercizio della propria genitorialità. E per farlo, il genitore affidatario si servirà di minacce, denigrazione e sabotaggio degli incontri con i figli.

Il mobbing più frequente rimane però quello in ambito lavorativo che, in Italia, è maggiormente diffuso nel settore pubblico e in quello dei servizi. In più, il mobbing nel lavoro non provoca soltanto dei disturbi psichici e di salute nelle vittime ( tachicardia, gastrite, dermatosi, depressione e addirittura suicidio) ma ha anche un costo elevato a livello sociale, stimato in circa il 190% superiore al salario annuo lordo di un dipendente non mobbizzato. Però non si può parlare di vero e proprio mobbing se il fenomeno non ha durata di almeno sei mesi e non provoca una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso sfociano in specifiche malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress) ad andamento cronico.

Mobbing e legislazione

Non esiste ancora in Italia una legge anti-mobbing e dunque il mobbing non è configurato come specifico reato a sé stante. Tuttavia, il mobbing può rientrare in altre fattispecie di reato come in quelle di lesioni personali gravi e/o colpose, che devono sempre essere ritenute sussistenti in caso di riconoscimento di malattia provocata nella vittima dagli atti di mobbing e per i quali è previsto anche il risarcimento del danno biologico (ovvero il danno alla personalità morale e alla salute latamente intesa) e, più difficilmente, di quello morale.

Mobbing: come combatterlo?

Come combattere il mobbing? La prima arma per combattere questo sgradevole fenomeno è la denuncia. Soltanto denunciando gli atti di mobbing, si potrà sperare di abbattere il muro di omertà e ridurre la crescita di questa pratica che purtroppo sta diventando sempre più diffusa nel nostro Paese. Molti hanno paura a denunciare gli atti di mobbing per timore di perdere il lavoro o di venire presi di mira ancora più di prima. Ma il mobbing è un fenomeno che va assolutamente denunciato perché la dignità e la libertà sono valori ai quali nessun uomo deve rinunciare per nessun motivo al mondo.