Tasse e forex in Italia

Molti broker italiani che vogliono avvicinarsi al mondo del Forex si chiedono come funzioni la questione fiscale sui guadagni ricavati dal trading. Diciamo subito quindi, a scanso di equivoci, che le tasse sui profitti del Forex vanno sempre pagate. Esisteva un decreto legislativo fino a qualche anno fa che prevedeva il pagamento dell’imposta solo su un guadagno che superava i 50 mila euro, con operazioni di compravendita delle valute che rimanevano aperte per un periodo di tempo maggiore a quello di sette giorni lavorativi. Ciò portava molti broker forex a chiudere nel giro di breve tempo le loro transazioni, al fine di evitare il pagamento della tassa sui loro eventuali guadagni.

Nel 2010 quindi il decreto è stato modificato a favore di un altro decreto legislativo che impone l’obbligo a tutti i trader di pagare le tasse su tutti i guadagni derivati dal trading Forex, di qualsiasi importo e con qualsiasi tempistica. Questo perché i contratti di compravendita delle valute sono stati definiti dei veri e propri CFD (contratti finanziari differenziali), dunque soggetti a tassazione.

Come si calcola l’imposta sul profitto?

Per il calcolo di ciò che avete guadagnato nel corso di un anno solare e sul quale calcolare l’imposta, vi verranno in aiuto alcuni strumenti forniti dagli stessi broker Forex. Grazie a questi strumenti, potrete facilmente tenere il conto di tutti i vostri profitti e di tutte le vostre perdite di un intero anno e calcolare la somma algebrica di entrambe. Fatto ciò, l’imposta sul profitto va applicata alla somma delle plusvalenze e delle minusvalenze (guadagni e perdite). Se il risultato di questa somma è positivo, vorrà dire che avrete guadagnato del denaro durante quell’anno di investimenti; al contrario, avrete perso il denaro investito.

L’imposta, che è del 26%, va applicata comunque soltanto al risultato con esito positivo; ciò significa che pagherete le tasse sui profitti ricavati dal trading Forex soltanto se avete effettivamente guadagnato e se dunque non avrete perso nessuna somma di denaro. Sia la percentuale dell’imposta che le condizioni di pagamento della tassa sono quindi abbastanza ragionevoli, se si considera comunque che si tratta di soldi guadagnati tramite una piattaforma ed un investimento e non tramite un vero e proprio lavoro. Quindi pagare le tasse sul Forex è alquanto plausibile.

Le tasse Forex e la dichiarazione dei redditi

La somma della differenza tra le vostre plusvalenze e le vostre minusvalenze va in tutti i casi riportata nell’apposito spazio sulla dichiarazione dei redditi, attraverso il modello UNICO, compilando il quadro RT – Plusvalenze di natura finanziaria e riportando la somma dei profitti precisamente nella sezione IIB, nel rigo RT41, mentre le perdite, a patto che ce ne siano, saranno indicate nel rigo RT45. Nel rigo RT47, invece andremo ad indicare la somma derivata dall’imposta del 26% sul risultato finale e ciò quanto dobbiamo al fisco.

Ma se invece si perde denaro? in quel caso, ci si può avvalere del cosiddetto “zainetto fiscale”, ovvero si possono dichiarare i profitti e compensarli con le perdite future ottenute fino al quarto anno successivo da quella perdita.

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