Cosa condiziona il prezzo del petrolio?

Chi fa trading online con le commodities può scegliere su cosa investire. Molti trader sono attratti dagli investimenti sul petrolio, che può dare molte opportunità di guadagno. Ma una domanda è d’obbligo e risuona più o meno così: “quando conviene investire sul petrolio?”

Negli ultimi tempi si è visto un trend di rialzo e ribasso continuo e questa oscillazione è legata a fattori politici ed economici di diversa natura.

Come per gli altri strumenti finanziari, anche per il petrolio è conveniente fare investimenti quando si riesce ad individuare una tendenza chiara per fare previsioni sul movimento di prezzo. Affinché questo accada, è necessario seguire ciò che avviene intorno a noi, nel mondo, e  tenersi aggiornati costantemente per anticipare le tendenze nell’immediato futuro. Le informazioni su economia e politica servono all’analisi fondamentale. Mentre per l’analisi tecnica si tratta di saper leggere i grafici che abbiamo a disposizione nelle nostre piattaforme. Questi strumenti sono indispensabili se si vuole utilizzare il mercato per i propri investimenti.

Perchè investire proprio sul petrolio?

Il petrolio è una materia prima assolutamente necessaria a tutto ciò che riguarda il funzionamento del sistema “pianeta”. Diversi trattati ed organizzazioni regolamentano il petrolio, il mondo dell’informazione tiene gli occhi bene aperti sulle news riguardanti il prodotto per guidare anche le scelte di chi punta sul petrolio come mercato trading.

Ogni calo o rialzo non passa certamente inosservato agli occhi del trader attento, come ad esempio il recente picco di produzione del petrolio, che ha fatto naturalmente scalpore creando un “effetto farfalla”.

Tutti gli elementi legati al trend del petrolio condizionano l’investimento, sia i fattori politici che quelli economici.

Nei primi mesi del 2015 il petrolio ha subìto un crollo molto brusco per poi riprendersi e per calare nuovamente da giugno, quando il prezzo è sceso al di sotto dei 45 dollari al barile.

Le ragioni di questo calo di prezzo del petrolio si possono individuare in diversi fattori contingenti: nella sovrapproduzione rispetto all’attuale consumo mondiale, nelle difficoltà economiche di alcune nazioni guida nell’assetto economico mondiale e negli accordi che hanno un impatto sugli equilibri geopolitici mondiali.

Nell’aumento di produzione mondiale del petrolio è da ricercare la causa del calo dei prezzi: se aumenta la produzione c’è maggior offerta ed il prezzo cala. L’aumento di produzione negli Stati Uniti ha quasi raggiunto quella dell’Arabia Saudita, e altri stati hanno aumentato la produzione di petrolio (Russia e Libia). Questi fenomeni, tuttavia, oscillano perché soggetti ad eventi legati a guerre interne, dissesti politici etc…

In seguito all’aumento di produzione del petrolio negli USA, nel corso dell’anno 2014, l’Arabia Saudita, uno dei principali produttori di petrolio nel mondo, ha deciso di incrementare la produzione e l’esportazione proprio per far fronte alle grandi società petrolifere statunitensi, che hanno incrementato la presenza di impianti di estrazione del petrolio di scisto ed il numero di trivellazioni di esplorazione. Di conseguenza l’Arabia Saudita ha aumentato l’esportazione di petrolio e l’offerta sul mercato provocando un calo di prezzi, a domanda costante, che ha danneggiato le compagnie americane modificandone i loro progetti.

La crisi della borsa cinese ha avuto, ed ha tuttora, un effetto negativo sui mercati in genere, condizionando anche le contrattazioni sul petrolio. Il rallentamento dell’economia cinese  provoca un calo della domanda di petrolio e quindi del suo prezzo. Malgrado ciò, nel frattempo, aumenta la produzione.

La riduzione generale del consumo del petrolio è all’origine del calo dei prezzi. In Cina, uno dei principali importatori e consumatori di petrolio nel mondo, la domanda di petrolio non ha raggiunto i livelli attesi.

Oltre a questo, giocano un ruolo fondamentale anche i problemi economici europei. Se la moneta è debole non c’è capacità d’acquisto di petrolio. Ci sono Stati come il Giappone, che hanno ridotto il consumo di petrolio preferendogli il gas ed il carbone.

Un altro elemento che ha avuto un peso sul calo del prezzo del petrolio è stato il recente accordo sul nucleare iraniano, che ha previsto alcuni ritocchi alle sanzioni internazionali verso il paese e all’embargo sull’esportazione del petrolio. L’Iran ha incrementato la produzione di petrolio di circa 500.000 barili al giorno riportando la produzione ai livelli antecedenti le sanzioni sull’esportazione del 2012. La crescita delle esportazioni da parte dell’Iran provocherebbe un aumento ulteriore dell’offerta di petrolio facendone diminuire il prezzo.

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